Dai giorni delle ultime elezioni ad oggi non perdono occasione per ribadire che la il Carroccio è statalista, socialista, comunitarista, localista e via così. Che insomma, i verdi non hanno nulla in comune con il Pdl. Quale, quello che ha candidato la sindacalista Polverini a governatrice del Lazio e alla cui vittoria anche i libertari hanno brindato? Sì, proprio quello.
Dai, abbi pazienza, noi libertari siamo arrabbiati con la Lega in quanto siamo storicamente i più delusi da essa. Un po’ come se in un Paese di racchie un giorno compaia una gnocca galattica a farti l’occhiolino e l’indomani tu scopra che la dolce donzella è in realtà un camionista bergamasco camuffato. Insomma, un conto erano Miglio e Pagliarini, un conto sono Zaia e Borghezio. Inoltre non credo che nessuno dalle nostre parti abbia brindato alla vittoria della Polverini, semmai alla sconfitta della Bonino, candidata che sosteneva un programma ancora più avverso alle ragioni del mercato (si veda passaggio sul trasporto pubblico da brivido).
Beh, a proposito della Polverini c’era una considerazione su Libertiamo.it, firmata dalla redazione, a tal proposito. Non la trovo più, forse perché alcuni commentatori hanno fatto intendere che non apprezzavano essere presi in giro.
Di Miglio non si discute, è scontato. Di Pagliarini: quello che poi in consiglio comunale, pur di stare in sella, è passato con La Destra di Storace memoria?
Libertiamo è una associazione che cerca di fare politica nel PdL. Poichè credo tu sappia come funzionino le cose per chi nel PdL avanza proposte alternative alla linea regale, la dirigenza è costretta a giocarsela con strategie diplomatiche. Quindi, per fare un paragone “americano”, a differenza dei libertari del GOP, che possono permettersi tranquillamente di dire che George Bush è un idiota, i libertari del PdL possono al massimo dare dei consigli alla Polverini per ridurre gli sprechi e massimizzare l’efficienza. Inutile dire che chi si aspetta dunque ortodossia da quelle parti, forse ha capito male.
Quanto a Pagliarini, ricordo che fu candidato in Veneto da La Destra come capolista, ma invitato a dare delucidazioni, precisò che si trattava solo di ospitalità elettorale, tra l’altro basata su un accordo con la Destra del Veneto, che nulla aveva a che fare con una commistione politica. Insomma, ammise che era solo un sistema per farsi eleggere e continuare con le ricette del federalismo reale.
